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PASSAPAROLA - Cronache di una guerra commerciale

foto Passaparola

Le guerre commerciali, caratterizzate dall'imposizione di dazi e tariffe, hanno effetti negativi sul commercio internazionale e sull'economia italiana. Un esempio recente è quello dei dazi USA su acciaio e alluminio europei, introdotti il 12 marzo 2025, e delle contromisure UE dal 1° aprile. Questo dimostra come il protezionismo possa innescare una spirale di ritorsioni dagli effetti incerti.

Le guerre commerciali riducono gli scambi globali, aumentando i costi per imprese e consumatori. I dazi incrementano i prezzi dei beni importati, riducendo la domanda e creando inefficienze di mercato. Inoltre, l'incertezza legata a questi conflitti frena investimenti e crescita economica.

Secondo Gianmarco Ottaviano, professore di economia alla Bocconi, i danni più duraturi derivano dall’incertezza sulle "regole del gioco" sancite dai trattati internazionali, con effetti a lungo termine anche dopo la fine delle ostilità commerciali.

I nuovi dazi USA colpiscono settori strategici come il metalmeccanico e l'automotive, mentre le contromisure UE impatteranno le filiere industriali che importano materiali dagli Stati Uniti. Pur aperta al negoziato, l’Unione ha risposto con contromisure dal 1° aprile. Sebbene necessarie per proteggere le imprese europee, queste misure rischiano di avere effetti collaterali sull’industria italiana, in particolare su chi dipende dalle materie prime statunitensi.

Questa escalation è preoccupante. L’UE deve mantenere il focus su una politica commerciale forte e coesa, capace di affrontare il protezionismo globale e garantire opportunità di crescita. Il commercio internazionale non deve essere uno scontro tra blocchi, ma la costruzione di un equilibrio sostenibile per lo sviluppo economico.

Esistono strumenti di protezione previsti dall'Organizzazione Mondiale del Commercio per contrastare la concorrenza sleale. La vera alternativa ai dazi è promuovere un commercio regolato e basato su soluzioni cooperative.

Per l’Europa, una maggiore integrazione economica e una strategia commerciale mirata possono ridurre la vulnerabilità ai conflitti globali. Rafforzare i rapporti con i cosiddetti paesi "connettori", che hanno un ruolo chiave nelle catene del valore globali, potrebbe essere una soluzione. In questo contesto, accordi come quello con il Mercosur, che riduce i dazi su oltre il 90% delle importazioni tra UE e Sud America, offrono opportunità di crescita e stabilità.

L’UE ha già rafforzato la sua strategia commerciale con accordi chiave. Negli ultimi anni sono stati conclusi trattati con Giappone, Cile e Giordania per facilitare gli scambi e rimuovere barriere.

Sono in fase di adozione altri trattati, tra cui l’Accordo Globale UE-Messico, il Pacchetto UE-Svizzera e l’Accordo sul commercio digitale con Singapore.

Sul fronte delle negoziazioni, sono in corso trattative con Malesia e India, due mercati strategici. La recente visita della Presidente della Commissione Europea in India ha rafforzato l’intenzione di concludere un accordo di libero scambio entro il 2025 per diversificare le catene di approvvigionamento.

Guardando al futuro, la politica commerciale dell’UE dovrà bilanciare la difesa degli interessi economici con la necessità di mantenere aperti i canali del commercio globale. La stabilità delle catene di fornitura e la diversificazione dei partner commerciali saranno fondamentali per garantire resilienza e competitività nel lungo periodo.

Ana Sarateanu

Direttrice Unioncamere Europa

Aggiornato il