L'INTERVISTA - Massimo Gaudina

- Con riferimento al Competitiveness Compass, quali le principali linee d'azione e gli orientamenti per le start-up e scale-up europee?
La bussola per la competitività, o competitiveness compass, pone le startups e le scaleups al centro della catena dell'innovazione, che a sua volta gioca un ruolo essenziale per la competitività futura europea. Come ricordato anche dal rapporto Draghi, in Europa ogni anno nasce un numero di startups decisamente competitivo, circa 15.000, contro 13.700 negli Usa. Il problema riguarda però la loro crescita: solo l'8% di scaleups ha sede in Europa e quasi un terzo degli unicorni creati negli ultimi 13 anni nell’UE ha rilocalizzato negli States, a causa del difficile accesso ai capitali ma anche per la frammentazione tra i nostri 27 quadri normativi, che ostacolano le giovani imprese nella loro espansione in altri paesi UE. Per affrontare queste e altre problematiche, la bussola include una serie di azioni, fra cui una nuova strategia per le startups e scaleups per la quale è attualmente in corso la fase di consultazione degli stakeholders. La strategia sarà presentata dalla Commissione nel corso del secondo trimestre di quest’anno e presenterà una serie di iniziative, di natura finanziaria, giuridica e di policy, che cercheranno di aggredire i principali ostacoli relativi all’accesso ai capitali, ai talenti, ai mercati o alle infrastrutture. La bussola annuncia anche due provvedimenti di natura giuridica, dei quali beneficeranno le startup ma in generale tutte le imprese innovative europee. La prima sarà lo “European Innovation Act”, cioè un atto legislativo vincolante con misure che affronteranno alcuni degli ostacoli attuali all'innovazione europea. La seconda proporrà il cosiddetto “ventottesimo regime” - citato dai rapporti Letta e Draghi - volto a sviluppare un regime pan-europeo per le imprese innovative, in modo da facilitare, per esempio, l'espansione sul mercato europeo delle startup superando i diversi quadri normativi nazionali. Occorre anche ricordare che molte delle iniziative di natura trasversale annunciate dalla bussola per la competitività impatteranno positivamente sull’ecosistema in cui le startups operano: pensiamo alle misure di semplificazione degli oneri amministrativi, alla Savings and Investment Union - che aprirà nuove opportunità di investimento- oppure all’Union of skills.
- Potrebbe fornirci lo stato dell’arte dell'iniziativa Nuova Agenda Europea per l'Innovazione e spiegare l’importanza di sfruttare investimenti sostanziali di rilievo nell'innovazione? Qual è l'ambizione?
L'agenda per l'innovazione era stata lanciata nel 2022 per razionalizzare e rafforzare le azioni innovative svolte a livello sia europeo che nazionale. Si tratta di un piano d'azione di 25 iniziative, raggruppate attorno a 5 aree di intervento, dall'accesso alle finanze allo sviluppo dei talenti, dagli appalti pubblici innovativi agli spazi di sperimentazione, che è tuttora in corso anche se in buona parte completato: 18 delle 25 azioni dell’agenda sono infatti state completate, anche se in alcuni casi si tratta di proposte di Direttive o di avvio di iniziative che poi devono essere continuate e consolidate. Si tratta di un primo passo strutturato e credibile nella direzione di una vera e propria policy europea nell’innovazione. L’area tematica sull’accesso ai capitali è la prima - e forse più importante- delle cinque aree di intervento. L’obiettivo è quello di sviluppare o rafforzare strumenti che permettano di attirare capitali privati e investitori istituzionali nell’innovazione europea, oltre ai meccanismi pubblici o pubblico-privati europei (come InvestEU, l’EIC Fund o i vari strumenti della BEI). Inoltre, più investimenti in equity e maggiori opportunità negli appalti pubblici per le imprese innovative sono oggetto di specifiche azioni. Il completamento della Capital Markets Union, da perseguirsi nell’ambito della nuova Savings and Investment Union, sarà la sfida cruciale per permettere alle nostre startup di accedere ai finanziamenti necessari per crescere e per restare nel nostro continente.
- Può spiegarci l’iniziativa delle Regional innovation valleys ?
Si tratta di una delle 25 azioni dell’Agenda europea dell’innovazione, lanciata congiuntamente dal programma Horizon Europe e dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Sono state identificate circa 150 regioni europee che hanno deciso di concentrare i loro sforzi e le loro risorse in una specifica tematica prioritaria, dall’economia circolare all’energia, dalla sicurezza alimentare alla medicina del futuro. L’obiettivo è quello di evitare la dispersione delle azioni e di favorire il coordinamento e la cooperazione a livello locale. Inoltre, alcune di queste regioni sono state selezionate per sviluppare progetti e partenariati tra di loro, per raggruppare regioni a forte innovazione con altre più in ritardo, in un’ottica anche di coesione. È un esempio interessante di modello europeo di innovazione, basato su priorità condivise a livello continentale e su progetti bottom-up.
- Come terrà conto la Commissione delle raccomandazioni di Draghi riguardo agli investimenti in innovazione e tecnologie verdi per potenziare la competitività dell'UE?
Una prima immediata risposta è stato il Clean Industrial Deal, presentato pochi giorni fa, che si propone di rafforzare il ruolo di leadership dell’Unione europea nelle tecnologie pulite, anche a fronte del caro-energia e della concorrenza sleale di alcuni paesi extra-europei. Questo pacchetto di misure si focalizza soprattutto nei settori delle industrie ad alta intensità energetica e nel clean tech, entrambi generatori di crescita economica ed occupazione, oltre che di contributo alla decarbonizzazione. Tra le molte misure proposte possiamo ricordare un nuovo regime di aiuti di Stato per le tecnologie pulite, nuovi finanziamenti quantificati in 100 miliardi di euro, anche attraverso meccanismi pubblico-privati, o ancora il rafforzamento dell’Innovation fund. Si propongono inoltre misure per ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, semplificare e rafforzare l’economia circolare e una nuova banca per la decarbonizzazione industriale. Crescere e al tempo stesso decarbonizzare è possibile: negli ultimi 30 anni il PIL europeo è cresciuto di circa il 60 % mentre le emissioni di CO2 sono calate di oltre il 30%. E questo è stato possibile anche grazie all’innovazione e alle tecnologie verdi.
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