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Presentato a Mantova il rapporto “Coesione è competizione” 2026 di Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere

Coesione è Competizione 2026

La capacità di costruire relazioni e rapporti stabili nei diversi contesti e territori è un aspetto che caratterizza il modello di sviluppo italiano. Basti pensare all’esperienza dei distretti: ecosistemi di piccole e medie imprese che, collaborando, sono riuscite a creare lavoro e sviluppo. Il Rapporto si sofferma sulle imprese coesive, che, in modo più ricco, realizzano questo modello e hanno performance migliori. Ad esempio, sono più rapide ad adottare le nuove tecnologie (il 76% ha investito nella trasformazione digitale nel 2023-2025 contro il 49% delle non coesive), a partire dall’intelligenza artificiale (la utilizza il 31% delle coesive rispetto al 16% delle non coesive). Inoltre, queste imprese investono di più sulle persone (l’87% ha puntato sul miglioramento delle competenze del personale contro il 60% delle altre imprese) e sulla conciliazione tra vita e lavoro, sostenuta dall'8,5% delle imprese coesive contro il 5,1% delle non coesive”.

E' quanto ha sottolineato Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, presentando il rapporto “Coesione è competizione”, di Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo, Unioncamere e Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne realizzato in collaborazione con AICCON e Ipsos Doxa.

La presentazione è avvenuta all’interno del seminario estivo 2026 “Patriottismo dolce Identità, comunità, soft economy nel tempo delle fratture”, a Mantova dall'11 al 13 giugno, nell’ambito del quale è intervenuto anche il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, nel corso dell’appuntamento dedicato al “Patriottismo dolce” che si è tenuto il 13 giugno.

"Negli ultimi vent'anni - ha ricordato il presidente Prete - gli occupati over 50 sono raddoppiati (passando dal 20% a circa il 40%), mentre la quota degli under 35 è crollata dal 35% a meno del 25%. Il tema dei giovani oggi va affrontato sapendo che è un problema legato all'andamento demografico ma anche a una generazione Erasmus che ritiene l'Europa la casa comune. Dobbiamo lavorare per trattenere i nostri giovani".

 

 

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